Diversity Manager a Roma: Tutto sul Primo Corso “Executive Program”

Posted on Gen 12 2016 - 12:43pm by Giada La Mantia

 

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Il Diversity Manager come il Mobility Manager? La figura del Mobility Manager è stata introdotta in Italia dal Decreto Del Ministero dell’Ambiente del 27 marzo1998 e coinvolge tutte le aziende con più di 300 dipendenti in un’unica sede oppure aziende con 800 dipendenti su più sedidevono nominare un Mobility Manager.

I Riferimeti normativi sono i seguenti:

La sensazione è che presto oltre al Mobility Manager, aziende con dimensioni analoghe saranno chiamate all’inserimento del Diversity Manager. Alla Luiss a partire dai primi di febbraio verrà attivato un nuovo Executive Program: Politiche e Gestione della Diversità. Ne parliamo con Marco Buemi, coordinatore scientifico del corso e che per più di 10 anni ha ricoperto il ruolo di esperto sui diritti umani e pari opportunità presso l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Marco Buemi ha studiato alla Stockholm University, e ha lavorato sempre a Stoccolma per l’Ombudsman svedese contro le discriminazioni ed è autore di cinque libri  “Birmania oltre la repressione” (2009), “Sudafrica in bianco e nero” (2010), “Diversamente Svezia” (2011), “Brasile un sfida mondiale” (2014), e l’ultimo in uscita, tra 2 settimane, per Franco Angeli “Il Diversity Management per una crescita inclusiva, strategie e strumenti”.

Ancora una volta sembra che l’Italia sia indietro rispetto al resto dell’Europa e che un’università (LUISS) colga un’opportunità per fare formazione, dare un servizio ed ampliare così l’offerta formativa. La caratteristica di questo corso è appunto il connubio università-azienda, dove l’azienda Telecom Italia è un partner. Come è nato questo corso e quali sono gli obiettivi?

Marco BuemiLa collaborazione con la Telecom su queste tematiche di diversity management nasce tre anni fa. Infatti, avevo lanciato un bando con il Dipartimento per le Pari Opportunità per promuovere azioni positive sulle diversità nei luoghi di lavoro. La Telecom aveva risposto positivamente al bando pubblico e da li abbiamo implementato diverse azioni sulla diversity all’interno della loro azienda. Il passaggio università-azienda è stato naturale. Sentivamo, infatti, l’esigenza di creare un primo Executive Program in Italia che potesse andare bene sia per gli studenti neo-laureati o laureandi sia per il personale dell’azienda che si trovava ad approcciare per la prima volta queste tematiche.

Gli obiettivi del corso sono essenzialmente tre:

  1. Formare studenti o personale qualificato di organizzazioni pubbliche e private (prevalentemente in ambito HR, sostenibilità, comunicazione, legale …) affinché possano acquisire, attraverso il diversity management, conoscenza degli aspetti legali, socio-economico legati alla diversity e una visione innovativa della gestione, sviluppo delle persone e dell’organizzazione del lavoro.
  2. Promuovere una riflessione sulla diversità (culturale, cognitiva, di abilità, generazionale, di genere, di orientamento religioso, di orientamento sessuale ed identità di genere ecc.), sull’eterogeneità come valore, ma soprattutto sulle potenzialità, per le organizzazioni, che un’accurata e consapevole gestione della diversità – e degli aspetti specifici che la costituiscono – può avere su una molteplicità di piani:

– quello dell’organizzazione;

– quello della produttività e del raggiungimento dei risultati;

– quello della soddisfazione del personale;

– quello del brand.

3. Esplicitare il legame molto forte che si può stabilire fra gestione della diversità e problem solving, innovazione e crescita aziendale (e sociale in generale).

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In Italia, in questo momento, quanti diversity manager ci sono e in che tipo di aziende?

MBSono pochissime le aziende che ad oggi si avvalgono della figura del Diversity Manager e proprio una di queste è Telecom  che da qualche anno ha inserito questa figura all’interno di People Value. Le aziende che hanno implementato questa figura sono per lo più aziende molto grandi e soprattutto multinazionali, è infatti la casa madre a dare le linee guida a livello internazionale e a spingere sull’implementazione di politiche di gestione della Diversità.

Il corso è rivolto anche a neolaureati, ci sono prospettive di assunzione in questo settore per i partecipanti neolaureati?

MB: Le prospettive di trovare lavoro in quest’ambito aumentano sempre di più. Basta guardare le vacancies su Linkedin ci si accorge quanti siano gli annunci, soprattutto da parte di grandi aziende, che ricercano queste figure da inserire nelle proprie organizzazioni. Anche in Italia la domanda, da parte delle aziende, per questa figura specifica sta aumentando sempre di più.

Questo è il primo corso in Italia che vuole formare futuri Diversity Manager, rispetto a corsi simili cosa ha in più e pensando a una seconda edizione in che modo potrebbe cambiare il programma?

MB: Proprio per questa fortunata collaborazione università-azienda, abbiamo voluto dare un taglio al corso sia teorico che pratico. Le 50 ore saranno un susseguirsi di:

    • Docenze classiche
    • Testimonianze aziendali
    • Active learning
    • Autolettura/autodiagnosi
    • Entertainment learning

Per una possibile seconda edizione potremmo trasformare l’Executive Program in un percorso di Master. Questa implementazione ci darebbe, oltre alla parte teorica anche una parte pratica con la possibilità di inserire un tirocinio obbligatorio e quindi la possibilità, per gli studenti, di potersi formare direttamente in azienda.

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Diversità in Italia, cosa dicono i numeri e fra 10 anni in che società vivremo?

MB: In una ricerca di PageGroup, uscita a metà dicembre del 2015, emerge che in Italia solo due aziende su cinque applicano politiche e attività di Diversity & Inclusion. Tra i numerosi casi di analisi vi sarebbe quello relativo ad un campione di 1.202 intervistati, di cui 372 impiegati in contesti aziendali dove sono state adoperate tali politiche. È emerso che in due casi su cinque le suddette pratiche vengono adottate da circa tre anni.

Tra i fattori deterrenti all’utilizzo di attività inclusive spesso si segnalano: l’infondata convinzione che non siano teorie poi così efficaci per il benessere dell’azienda (39,6%); o, ancora, si pensa che si tratti di un fattore culturale che trova radice nella mentalità, evidentemente ancora arretrata sull’argomento, del dipendente e, di conseguenza, la non accettazione di determinati gruppi di persone (37,1%). Da non sottovalutare l’ipotesi che il 27,5% degli uffici non siano, a detta di alcuni, adatti a ospitare personale affetto da forme di disabilità.

D’altro canto, è incoraggiante notare che, tra chi, invece, si mostra disponibile ad integrare il proprio piano d’intervento con le pratiche di Diversity Management, ci sia chi vede, in queste politiche, l’adattamento alle imposizioni legali e alle ragioni etiche. Il 62,9% delle donne, ad esempio, ritiene che sia importante la ricezione di finanziamenti, mettendo quindi in primo piano l’aspetto economico. Ancora, il 60,2% ritiene che le questione di genere siano le ragioni principali per cui siano state realizzate le suddette pratiche; a seguire, la nazionalità per il 59,1%, la razza per il 53,5% e l’età per il 49,5%. Quest’ultimo aspetto sarebbe, peraltro, l’ambito per il quale il 36,2% dei dipendenti pensa che sia più necessario implementare pratiche di Diversity, perché ancora troppo spesso oggetto di discriminazione.

Il momento storico-culturale che stiamo vivendo ed i forti cambiamenti sociali in atto, ci devono dare la spinta per pensare ai luoghi di lavoro come posti dove l’eterogeneità porta creatività, business, accaparramento dei migliori talenti, aumento della produttività e conquiste di nuovi mercati. In un futuro, che è già arrivato, le aziende che, oltre a misurare la propria capacità di generare reddito e avviarsi sulla strada delle nuove tecnologie, riusciranno a integrare nel proprio DNA anche l’accettazione di una nuova realtà basata sulla gestione delle differenze, la responsabilità sociale ed etica, saranno quelle di cui si potrà dire che portano avanti davvero la cultura d’impresa.

Ringraziamo Marco Buemi per la disponibilità e ricordo che il corso inizia il prosismo 5 febbraio e per iscriversi c’è tempo sino al prossimo 25 gennaio 2016.

Per informazioni e iscrizioni al Corso di Diversity Manager

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