LA SLOW DANCE DI ANTHONY PHILLIPS

Posted on Giu 22 2017 - 11:49am by Susanna Marinelli

Quando nel 1990 Slow Dance vide la luce, il pubblico e la critica lo salutarono come uno dei migliori dischi dell’intera produzione di Anthony Phillips, il famoso e apprezzato chitarrista inglese, co-fondatore dei leggendari Genesis. Oggi, a tanti anni di distanza, Anthony lo ripresenta ai suoi ammiratori in una nuova veste e in versione 5.1 Surround Sound. Parte di un progetto di re-releases che comprendono vari lavori di Phillips e che è valso ad Anthony un premio agli scorsi Prog Rock Awards a Londra, Slow Dance era atteso con molta curiosità ed entusiasmo…

Anthony, finalmente ti sei deciso a rimettere sul mercato un capolavoro come Slow Dance…

Come sapete, io e i miei collaboratori stiamo remixando in 5.1 tanto del mio vecchio materiale e in linea di massima lo stiamo facendo seguendo un ordine cronologico. A questo punto toccava a Slow Dance.

Avete trovato qualche tipo di difficoltà nel corso della lavorazione?

Diciamo che ne abbiamo trovate parecchie differentemente da quanto era successo precedentemente con i miei altri albums. Per riproporre Slow Dance con un sound chiaro, limpido e ovviamente fedele all’originale, abbiamo faticato non poco ma devo dire che ne è valsa la pena.

Slow Dance è una suite composta di due parti ben distinte, come mai all’epoca facesti questa scelta?

Volevo appositamente realizzare una side più classica, tradizionale ed una più moderna. Anche se io in linea di massima non amo riascoltare la mia musica una volta che l’ho incisa e registrata, essendo ovviamente stato costretto a farlo questa volta, ammetto che Slow Dance ancora mi piace. Onestamente non ho preferenza per nessuna delle due parti in particolare.

Slow Dance è stato mai suonato dal vivo?

Purtroppo no, ma mi piacerebbe proporlo con una grande orchestra. Sentire come risulterebbe il suo sound suonato da tanti strumenti insieme sarebbe davvero una bella sfida per me,

In attesa di un tuo album di inediti a quando la prossima re- release?

A settembre con un altro dei miei album del passato, The Invisible Men.

Tu sei un famosissimo chitarrista eppure in Slow Dance non suoni il tuo strumento ma le tastiere. Come mai?

Da ragazzo ho studiato musica per orchestra e mi piaceva molto così a quei tempi decisi di comporre qualcosa di molto romantico. In questo caso si sa che l’uso delle tastiere e senza dubbio più appropriato. Ma in Slow Dance non manca comunque il tocco della mia chitarra.

Hai anche altri progetti per il futuro?

Mi si prepara un periodo di attività molto intenso. Attualmente sto lavorando insieme al mio staff sul pezzo pop operatic Credo In cantus e poi continua il mio impegno con la library music.

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