Lisa Morpurgo: piccoli e grandi equivoci

Posted on Nov 26 2015 - 6:58pm by Davide Marre'

Grandi e piccoli equivoci su Lisa Morpurgo e sull’astrologia morpurghiana

E’ sempre più frequente trovarsi di fronte ad articoli sull’astrologia morpurghiana o assistere a discussioni, in mailing list dedicate all’astrologia, su Lisa Morpurgo e il suo sistema astrologico, che sembrano non tenere conto da una parte di come Lisa Morpurgo considerava l’astrologia, cioè una scienza, dall’altra invece del suo modo di fare astrologia.

Diventa sempre più comune che astrologi o appassionati di astrologia si riempiano la bocca di una serie di affermazioni palesemente scorrette che è necessario correggere e che derivano molto spesso, in realtà, da una scarsa conoscenza dell’opera dell’autrice. Si può essere certamente morpurghiani in molti modi diversi, interpretando il pensiero dell’astrologa, seguendo differenti suggestioni, magari non troppo ortodosse, ma certo non si può essere morpurghiani facendo affermazioni che scardinano l’intero sistema pensato da Lisa Morpurgo, per giunta senza alcuna necessità o esigenza empirica che porti a questo scardinamento. Sarebbe un po’ come nell’ambito psicanalitico definirsi freudiani e poi contestare l’esistenza dell’inconscio o la libido, ecc.

I domicili diurno/notturno

Primo tra i grandi equivoci a cui si assiste sovente in riferimento all’astrologia morpurghiana è quello di pensare che il concetto di domicilio diurno/notturno possa essere superato andando incontro ad un unico domicilio planetario affinché si abbia per ogni pianeta un corrispondente segno zodiacale unico e preciso. Questa idea un po’ ingenua può venire alla mente solo a chi non abbia mai letto un’opera come “Il convitato di pietra”, ma anche l’opera base della Morpurgo, cioè “Introduzione all’astrologia”. E’ un’idea un po’ assurda considerando che sul sistema di domiciliazioni diurne e notturne si basano una serie di teorie pionieristiche della Morpurgo.

I sostenitori di quest’idea talvolta arrivano a dire che sarà la scoperta di X e Y, i due pianeti transplutoniani ipotizzati dalla Morpurgo, a risolvere la questione della doppia domiciliazione, quando in realtà è stato proprio grazie al fatto che l’autrice avesse ipotizzato la loro esistenza a dare una coerenza definitiva al sistema della doppia domiciliazione (vedi “Introduzione all’astrologia”, L Morpurgo, ed. Longanesi, pag. 32).
Per la Morpurgo esiste comunque, relativamente alle domiciliazioni, “una legge molto semplice ed evidente: tutti i segni zodiacali, con l’eccezione del Leone e del Cancro, domicilio dei due luminari, ospitano due pianeti ciascuno.” In questo senso il problema dei tre astri eccedenti a quelli dell’astrologia classica andava risolto pensando che lo schema zodiacale fosse predisposto per accogliere dodici pianeti, ma non secondo un esclusivo domicilio unico, ma secondo lo schema del domicilio diurno e notturno.

I due signori di un segno occupano tra l’altro un gruppo di gradi ben determinato, per cui la stessa terminologia notturno e diurno va superata a favore di domicilio primario (se l’astro governa i primi dieci gradi del segno) e domicilio base (se l’astro governa gli ultimi dieci gradi del segno). Per esempio Venere ha il suo domicilio primario in Bilancia, mentre ha il suo domicilio base in Toro. In questo quadro si inserisce anche la tradizionale esaltazione: l’astro che governa i gradi centrali de segno è infatti quello in esaltazione. Lo schema domicilio primario e domicilio base, hanno portato la Morpurgo a ricostruire lo schema delle esaltazioni secondo lei ridotto ad “un moncherino dove ogni suggerimento logico sembrava irreperibile”.
E’ abbastanza difficile ritenere, alla luce di quanto accennato, che lo schema dei domicili primari/base possa essere superato dagli astrologi che seguono le teorie morpurghiane.

Pianeta X e Pianeta Y
Nella suo sostenere l’esistenza di due pianeti transplutoniani, Lisa Morpurgo, per quanto riguarda la scoperta del primo di questi, nominato X, si rifaceva alle teorie dell’astronomo Robert S. Harrington, oltre ovviamente alle sue deduzioni dallo schema astrologico.
Attualmente X e Y non hanno ancora un corrispondente astronomico anche se la ricerca dei pianeti transplutoniani procede.
Mettere da parte il problema sostenendo che le osservazioni dell’astronomia non coincidono spesso con l’astrologia è improprio. In primis perché le osservazioni coincisero per lungo tempo prima della rivoluzione scientifica di Copernico e anche per qualche tempo dopo. In secondo luogo perché se è vero che astrologia e astronomia non devono necessariamente corrispondere, in realtà è stata proprio la Morpurgo a cercare, nell’arco degli anni e nella formulazione del suo sistema, una corrispondenza di questo tipo. Per la Morpurgo X e Y non sono semplicemente pianeti ipotetici, nel suo sistema sono pianeti reali su cui si regge parte della logica dell’intero impianto astrologico morpurghiano.

Esiste ovviamente la grossa questione per cui alcuni ritengono che la comunità scientifica abbia dei problemi a identificare pianeti transplutoniani collegabili al sistema solare. Questo non è affatto vero, il problema è fondamentalmente mal posto. Non è vero che la comunità scientifica non riesca a individuare il pianeta X. Essa non si pone neppure il problema di individuarlo perché ritiene che dopo Plutone ci siano una miriade di corpi celesti alcuni con la dignità di pianeti altri no. Il fatto è piuttosto che la comunità astrologica non riesce ancora a far corrispondere a X nessuno dei supposti pianeti transplutoniani individuati dall’astronomia.

Non solo, la stessa corrispondenza tra il Plutone astrologico e quello astronomico è forse oggi da mettere in discussione. Plutone infatti non ha più la dignità di un pianeta, dare al Plutone “astronomico” la dignità di un oggetto “astrologico” forse può essere uno dei veri problemi da porre (a cui peraltro l’astrologia si è già sforzata di fornire qualche risposta). Un asteroide del sistema solare esterno o un pianeta nano come è l’attuale Plutone assieme ad altri oggetti celesti, può avere davvero l’importanza che si dà al Plutone astrologico? Teniamo conto che inoltre dal 24 agosto 2006 il sistema solare è costituito da otto pianeti (compresa la terra), Plutone è stato escluso.

L’astronomia ha individuato una serie immensa di corpi celesti transplutoniani, oggi meglio dire transnettuniani, alcuni nella fascia Kuiper (è una parte del Sistema Solare che si estende dall’orbita di Nettuno fino a 50 Unità Astronomiche dal Sole. E’ una fascia di asteroidi esterna rispetto all’orbita dei pianeti maggiori), altri corpi celesti transnettuniani sono stati individuati nel disco diffuso (una parte periferica del sistema solare ricca di planetoidi ghiacciati). Mentre Plutone è considerato un plutino e anche un pianeta nano, sono considerati pianeti nani anche Cerere (il più grande corpo celeste della fascia principale) ed Eris, scoperta nel disco diffuso. Sono per la cronaca candidati a diventare pianeti nani Vesta, Pallade, Igea che sono nella fascia principale, cioè la fascia di asteroidi, ma anche Orco, Issione, Veruna, Quasar, Sedna, tutti oggetti transnettuniani. La famiglia quindi sta per ingrandirsi.

Quindi X e Y dove sono? Dire che secondo l’astronomia il pianeta X non è stato trovato non è corretto. Attualmente la questione relativa al pianeta X, in realtà, riguarda prevalentemente l’astrologia morpurghiana, si tratta di un problema di attribuzione. Nessun astronomo pensa infatti di dire quale pianeta sia X. Certo non possiamo oggi pensare all’astronomia come agli occhi dell’astrologia, ma possiamo pensarla almeno come un buon strumento di osservazione di cui l’astrologia può avvalersi. Gli astrologi dell’antichità non si inventavano i pianeti sulla carta, osservavano il cielo, quello reale. Sono pochi invece gli astrologi che oggi osservano il cielo o, se ci sono, sono anche astronomi.

C’è poi da ritenere che la comunità astrologica non dovrebbe avere nessuna fretta di inseguire i risultati della comunità astronomica se non dopo diverse conferme (anche astrologiche). Può essere che dopo Nettuno ci siano tre pianeti che si muovono sul piano degli altri pianeti del sistema solare, a differenza di Plutone ed Eris? Potrebbe essere… Forse uno di questi pianeti non è propriamente un pianeta. La scienza infatti ci dice che tra Marte e Giove si sarebbe dovuto trovare un pianeta che non c’è. Al suo posto troviamo una fascia immensa di asteroidi, la fascia principale, che non si sono potuti aggregare a causa della forza di gravità del vicino Giove… forse questo sarebbe stato il nostro Plutone. La fascia d’asteroidi per analogia può ben ricordare l’ambiente degli inferi o un pianeta che appunto non si fa vedere. Oppure questa fascia potrebbe essere la nostra X se prestiamo attenzione al nome astronomico del suo pianeta nano principale, appunto Cerere.

Cerere, come divinità, se vogliamo affidarci ciecamente ai nomi dati dagli astronomi, rappresenta molto meglio X, che Lisa Morpurgo, seguendo la traccia delle allusioni mitologiche identifica con Cibele, Demetra, Persefone, rispetto ad Eris. Se ci affidiamo invece ancora alle analogie, X è il pianeta della Grande Dea Madre e considerando la fascia principale come un pianeta che non si è potuto formare a causa di Giove, l’analogia evidente è il matriarcato che non ha potuto emergere di fronte al patriarcato rappresentato da Giove. La forma circolare sul piano dell’eclittica della fascia principale, che contiene i pianeti terrestri, è molto ben rappresentativa di un utero. Queste naturalmente sono tutte ipotesi di lavoro suggestive su cui non mi dilungherò in questo contesto. Non ci sono sufficienti evidenze astrologiche attualmente per suffragare questa o quell’altra teoria, ma è comunque da sottolineare che un oggetto nel suo insieme così vasto e importante come la fascia principale, un pianeta mancato, non può non essere preso in qualche modo in considerazione dall’astrologia, soprattutto da quella morpurghiana.

Ci mancano sempre due pianeti ovviamente, ma non credo sia interessante allo stato attuale studiare Eris e il suo satellite, come non vale la pena studiare troppo gli altri oggetti transnettuniani, forse compreso Plutone, malgrado le suggestioni che ha offerto. A volte è necessario saper aspettare.
Pensare che X sia Eris e Y il suo satellite Disnomia equivale a fare delle analogie tirate per i capelli perché anche astronomicamente l’area dove si trova Eris, a differenza della fascia principale, ci è poco conosciuta e per quello che ne sappiamo potrebbero esserci altre centinaia di pianeti simili. Fare affermazioni riguardo ai corpi celesti transnettuniani è ancora troppo prematuro spesso persino per gli astronimi, per questo gli astrologi dovrebbero evitare di giocare con complessi giri di parole per spiegare la natura astrologica e il significato di ogni corpo celeste dopo Nettuno. E’ uno sforzo inutile e per ora vano, vista la loro moltitudine. Le analogie e le intuizioni nel sistema morpurghiano sono qualcosa di evidente, almeno all’inizio, di logico (dodici segni per dodici astri è un’intuizione chiara) e non un complesso giro di parole o di fantomatiche corrispondenze archetipiche. Per esempio, se decido di fare riferimento alle corrispondenze archetipiche (appena non si sa come giustificare qualcosa saltano fuori gli archetipi) che significa dare più semplicemente uno sguardo alla mitologia legata al nome di un corpo celeste attribuitogli dagli astronomi, dovrei farlo con una certa cautela e attenzione. Non è detto che l’astronomia, oggi, assegni un nome sensato anche per l’astrologia e che quindi le corrispondenze siano corrette. Se un domani gli astronomi decidessero di cambiare nome a Mercurio dovremmo seguirli e cambiargli significato astrologico? Probabilmente no.

Allo stesso modo diffidare completamente dell’astronomia e lanciare invettive contro gli astrologi che ne seguono l’evoluzione e le scoperte, come ogni tanto accade, sarebbe altrettanto incauto, ancora più incauto se magari lo stesso astrologo sprezzante nei confronti dell’astronomia finisce ingenuamente per andarsi a fidare di un nome astronomico in modo acritico, accenttando per esempio che una Eris astronomica sia anche la Eris astrologica. Io stesso ho fatto un’ipotesi su Cerere, ma non me la sento di fidarmi di questo nome alla cieca… e se Cerere e la fascia principale avessero il valore di Plutone, piuttosto che quello di X, oppure addirittura qualcosa di completamente diverso?
Negare che esista un rapporto tra astrologia e astronomia ovviamente è poco produttivo e porta a equivoci di questo genere. Alcuni astrologi si permettono di guardare con snobismo ai colleghi che hanno qualche concezione di astronomia, predicando bene e poi cadendo nella trappola di fidarsi alla cieca dei nomi che l’astronomia attribuisce ai corpi celesti.

Può essere che oggi l’astrologia debba acquisire sufficiente autonomia da attribuire nomi suoi ai corpi celesti, ma malgrado questo, non possiamo pensare che l’astrologia possa prescindere dall’osservazione del cielo, oggetto comune all’astronomia, o da qualsiasi dato empirico, perché si trasformerebbe in qualcos’altro. Qualcosa di veramente molto distante da quella “scienza” che aveva inteso Lisa Morpurgo.

Scienza, arte o disciplina?

Anche se come scienziato non me la sento di affermare che l’astrologia sia una scienza, come morpurghiano di contro non me la sento di affermare che l’astrologia non lo sia, perché per Lisa Morpurgo astronomia e astrologia non sono affatto due forme di conoscenza completamente diverse.
Esse sono piuttosto due scienze e la Morpurgo, a ragione o a torto, nega la natura esoterica dell’astrologia, o forse più correttamente rifiuta che l’astrologia sia considerata esclusivamente una disciplina esoterica (vedi “Introduzione all’astrologia” di Lisa Morpurgo, ed. Longanesi, nella premessa alla II edizione).

La mancata sintonia tra osservazioni astrologiche e astronomiche non ci deve preoccupare troppo, ma non deve neanche essere completamente trascurata, essa probabilmente deriva dal fatto che né astrologia, né astronomia siano ancora abbastanza avanzate e ovviamente che l’astronomia non sia (a differenza della fisica e della matematica), una scienza esatta, al pari dell’astrologia. Del resto la discordanza tra scienze diverse non è certo una cosa rara per chi con le scienze ha una certa dimestichezza.

Pensare anche oggi che astronomia e astrologia si fondino su leggi e regole totalmente diverse, è poco produttivo. Si dovrebbe tenere in debito conto almeno della storia. Astronomia e astrologia hanno coinciso per una moltitudine di secoli. Portare la questione della geocentricità per mostrare come l’astrologia sia appunto geocentrica e l’astronomia invece abbia superato questo concetto, è un po’ obsoleto. Dopo la relatività nell’universo, cioè nello spazio, non ci sono punti di riferimento fissi. Lo spazio non è più una costante assoluta come lo era per Newton, quindi sì, la Terra è al centro dell’universo, come lo è il Sole, o la galassia e così via. Non essendoci un centro tutto può fare da centro. La questione meriterebbe un approfondimento, ma non è questo il contesto adatto. Ovviamente per l’astronomia è più semplice considerare il Sole come centro del sistema solare, ma la teoria eliocentrica fa acqua tanto quanto la teoria geocentrica, è una teoria imprecisa, non completa. Il riso degli astronomi rispetto alla teoria geocentrica può essere al massimo per la grossolanità con cui alcuni astrologi la utilizzano oppure per la sciocca fede scientista di alcuni astronomi. Che l’astrologia prescinda entro certi limiti dall’astronomia può essere valido solo se si è consapevoli che astrologia e astronomia hanno fatto parte di un tutt’uno e che per gli astrologi come per gli astronomi esiste un pianeta che si chiama Saturno che assume una data posizione che dipende dalla sua velocità orbitale. Certo, nota la posizione di Saturno, le strade si dividono e gli astronomi sapranno dove puntare il cannocchiale mentre gli astrologi al significato della posizione di Saturno in un dato settore.

Accettare una dicotomia tra astrologia e astronomia è assurdo ed è assurdo persino parlarne. Oggi l’astrologo non è certo considerato uno scienziato, ma questo non significa che non debba guardare con attenzione e curiosità alle scienze, soprattutto quelle che studiano il cielo, seppur in altri termini, come l’astronomia. Lisa Morpurgo guardava con attenzione alle scoperte della scienza perché considerava una scienza la stessa astrologia e certamente esiste ed è esistita una contiguità tra astronomia e astrologia. Solo uno sciocco può pensare che non ci debba essere più alcuna relazione tra astronomia ed astrologia. Relazione non significa subordinazione, ma semplicemente una contiguità che oggi si mostra in particolare dall’utilizzo che l’astrologia ha fatto e può fare di alcune scoperte scientifiche. Chissà che un domani la scienza non torni a guardare all’astrologia!

Ad ogni buon conto l’astrologo capace mette le sue scoperte al servizio di chi le vuole usare e non si picca certo per qualche risata o commento sarcastico della cosiddetta scienza e neppure si sente in competizione con l’astronomo. Egli ha fatto la scelta di guardare al cielo con un occhio diverso, ma questa sua scelta non preclude al lasciarsi suggestionare proprio dalle scoperte di coloro che adottano metodi diversi. Al contrario, meno legato a certi preconcetti scientisti, può meglio spaziare nel vasto universo delle scienze, mantenendo una visione d’insieme, al contempo olistica e umanistica, che ad altri non è dato avere.

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