SANITA’ : lista d’attesa lunga un anno per una mammografia o una tac

Posted on Nov 13 2015 - 5:03pm by Fabrizio Palazzi

 

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IL problema è sempre quello, l’accesso. I cittadini che si rivolgono al Sistema sanitario si trovano davanti liste di attesa lunghe e devono sostenere ticket piuttosto alti, due elementi che spingono verso il privato. Anche quest’anno il rapporto Pit-Salute del Tribunale diritti del malato- Cittadinanza attiva punta lo sguardo su quello che non funziona nella sanità. Lo fa elaborando i dati delle chiamate che arrivano alle varie sedi dell’associazione sparse in Italia, in tutto 330. La ricerca del 2014 è basata su poco più di 24mila segnalazioni. Magari non molte, ma il segno tangibile di ciò che disorienta i cittadini.

La maggior parte delle proteste riguarda le liste di attesa: sempre più persone attendono gli esami diagnostici e gli interventi chirurgici. I problemi maggiori li ha chi aspetta ecografie, mammografie e Tac, che in certi casi costringono i pazienti ad attendere tra i 12 e i 13 mesi. “Una tale tempistica di erogazione può seriamente compromettere il senso stesso dell’ipotesi di prevenzione o di diagnosi tempestiva, e comunque spinge il cittadino, solo quello che può permetterselo, ovviamente, al ricorso alla sanità intramuraria o addirittura privata” annota il rapporto. Ma l’esame per cui bisogna attendere maggiormente è la risonanza magnetica, l’accertamento che registra anche la maggiore quota di inappropriatezza a detta degli stessi radiologi. Quindi, un fiume in piena di persone ha in mano la richiesta per una Rmn, le liste si allungano. Basterebbe che i medici prescrivessero solo a chi ne ha bisogno: non ci sarebbero file e neanche pazienti frustrati perché non riescono a fare il test, importante visto che lo ha chiesto il dottore.

Ma se le prestazioni sono spessissimo prescritte in maniera inappropriata, certamente non lo sono le richieste di interventi chirurgici. In difficoltà i reparti di ortopedia, chirurgia generale e anche oncologia, cosa gravissima, commentano gli estensori del rapporto: “Si aspettano dai 7 mesi per la frattura al femore ai 12 per la protesi del ginocchio fino addirittura a 24 mesi per la ricostruzione mammaria e la protesi d’anca”. E le stesse difficoltà ci sono per essere visitati da uno specialista: 13 mesi di attesa per uno psichiatra, 9 per un oculista e 8 per un cardiologo.

A fronte di questi ritardi chi può permetterselo ricorre all’intramoenia, ovvero prenota, negli stessi ospedali e nelle stesse Asl, visite a pagamento in tempi spesso molto rapidi. Molti cittadini lo lamentano agli operatori del Pit. Come lamentano il fatto di dover pagare spesso i farmaci: alcune molecole innovative non sono rimborsate dal Ssn e, a fronte di una dichiarazione del medico che sarebbe meglio assumere un farmaco nuovo anche se a pagamento, chi può farlo apre il portafoglio. “L’accesso ai farmaci appare l’ambito maggiormente gravoso in termini economici “, si legge nel rapporto. E poi, resta il tema molto discusso dei ticket sulla diagnostica e sulla specialistica: per alcuni amministratori è un argine all’abuso, ma il rischio è che finisca con l’arginare solo i più poveri.

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Lo stesso accade per le terapie riabilitative: tradizionale terreno di abuso, di prescrizioni più che inappropriate, di fisioterapie dispensate a man bassa senza una vera ragione medica. Risultato, sono le prime ad essere state ridimensionate dai nuovi piani delle regioni. Molte strutture convenzionate sono state sforbiciate. E, in questo giusto tentativo di razionalizzare il settore riabilitativo, si è gettato via il bambino con l’acqua sporca. Ora non c’è più spazio nemmeno per chi ha veramente bisogno. Nemmeno per chi ha necessità di riabilitazione dopo un incidente, un ictus o in conseguenza di una grave patologia degenerativa. Insomma, da questo piccolo spaccato emerge un paese in difficoltà. Il Servizio sanitario arranca, in particolare nel centro- sud del paese dove, per stessa ammissione del ministero, la maggior parte dei cittadini non ha accesso ai livelli essenziali di assistenza. Non ci sono risorse per la salute mentale e le famiglie sono lasciate sole a combattere con un caro disagiato che richiede dedizione, tempo, o denaro per essere assistito. Mentre prende corpo una sanità a pagamento, dalle visite specialistiche alle Tac ai nuovi farmaci. Che divide gli italiani a metà: chi può vi accede, chi non può non si cura.

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